mercoledì 6 novembre 2013

TUTTO SUL CACO, IL FRUTTO MIGLIORE PER AFFRONTARE IL FREDDO


I caki sono frutti energetici che danno vitalità sia dal punto fisico che mentale. La loro presenza  è davvero salutare soprattutto durante il periodo in cui inizia ad arrivare il freddo e le ore di luce diminuiscono ogni giorno. Ricchi di vitamina C e potassio che lavorano in sinergia sull’organismo per ridare forza, sono una fonte eccellente di criptoxantina, sostanza che agisce sul metabolismofornendo vitalità e diventano una sorta di integratore dolce e salutare per quando ci sente senza forze. I caki sono inoltre ricchi di carotene e zuccheri semplici, una accoppiata che fornisce energia, azione antiossidante e stimolazione del sistema nervoso.
Per sfruttare al massimo le proprietà anti fatica, questi frutti  andrebbero consumati il più possibile maturi, quando gli zuccheri fanno da veicolo per l’assorbimento delle sostanze nutritive. I caki sono molto utili per chi soffre distanchezza cronica e per gli sportivi. 100 gr di polpa di caki apportano inoltre circa 240 microgrammi di pro vitamina A, essenziale  fattore protettivo per la salute della pelle e di tutte le mucose,  attiva sulle funzioni neurologiche nel favorire  la ripresa energetica psicofisica.

cachi2 Tutto sul caco, il frutto migliore per affrontare  il freddo

18 grammi di fruttosio su 100 gr di polpa e tanto calcio:  con questa accoppiata energetica i caki si propongono come frutto energizzante per contrastare la mancanza di tono fisico e mentale durante le giornate fredde. Ma c’è di più: il caco è considerato una delle migliori fonti di betacarotene,  sostanza che oltre ad avere la rinomata funzione di protezione della pelle, aiuta il sistema nervoso e quello muscolare a recuperare energia. E’ il frutto più indicato per le donne ansiose e che soffrono di stanchezza cronica o che sono sottoposte ad un surmenage di lavoro ed impegni.
Importante per i vegetariani, è indispensabile nelle diete vegane per affrontare con più energia le giornate fredde e piovose. I caki possono costituire una sana ed energetica merenda durante le diete dimagranti e sono inoltre ricchi dimagnesio e manganese, sostanze che hanno una funzione riequilibrante emigliorativa del ritmo sonno-veglia favorendo l’assorbimento della serotonina e della melatonina. I caki sono indicati inoltre per contrastare la depressione stagionale e l’apatia.
Per concludere: il caco è un frutto che con dolcezza aumenta lo sprint dell’intero organismo.

Veronesi: "Attenti all'alimentazione innesca i tumori più del fumo"

La lezione del direttore dell'Ieo agli studenti della Sapienza: "La prevenzione riduce i decessi più della medicina e comincia a tavola". I dati sul cancro al colon dimostrano che è quasi  inesistente nei paesi a dieta priva di carne. I consigli sui cibi "protettivi" / L'interattivo

ROMA - La prevenzione fa più delle medicine nella lotta contro il cancro. Ne è convinto Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenendo a un incontro del ciclo "Vivere in salute promosso dall'università La Sapienza di Roma. Il primo luogo nel quale fare prevenzione, secondo Veronesi, è la tavola, perché l'alimentazione è responsabile del maggior numero di neoplasie nel mondo, superando anche il fumo.

Numeri alla mano, l'oncologo ha spiegato che a innescare il tumore sono nel 35% dei casi le cattive abitudini alimentari; seguono il tabacco (30%), le infezioni virali (10%), i fattori riproduttivi (7%), l'attività lavorativa e l'inquinamento (4%). "Ciò di cui ci nutriamo - ha sottolineato Veronesi, parlando agli studenti - è un elemento fondamentale per la nostra vita. Alimentarsi vuol dire scegliere e questa scelta può essere importantissima per preservarci da diverse malattie, a partire dai tumori. Il 35% di questi - ha ribadito - è dovuto a ciò che mangiamo, che può agire indisturbato sui nostri organi".

A sostegno della sua tesi, Veronesi ha mostrato ad esempio due slide che rappresentano la diffusione del tumore al colon nel pianeta e dalle quali emerge che questo tipo di neoplasia "è rarissima nei Paesi dove non si mangia carne", al contrario di quelli in cui raramente la carne manca a tavola. Frutta e verdura, al contrario, sono alimenti "protettivi": "Più alto è il loro consumo - ha ricordato Veronesi - più diminuisce il rischio" di insorgenza di un tumore perché in essi è presente "un'armata di molecole antitumorali".

Per proteggersi, dunque, l'oncologo ha indicato una serie di prodotti comuni quali "fragole, tè verde, aglio, verza, broccoli e pomodori" ed altri di importazione quali la curcuma, "presente ad esempio nel curry": "Nell'isola di Okinawa - ha detto Umberto Veronesi - , dove la curcuma viene consumata quotidianamente, c'è una presenza di ultracentenari che supera del 10-15% quella degli altri Paesi nel mondo". Alcuni cibi, ha aggiunto, formano una pericolosa "complicità" con il fumo: studi recenti avrebbero rilevato una correlazione tra il consumo di carne, fumo e tumore del polmone.

Più in generale, Umberto Veronesi ha ribadito che la prevenzione è stata finora più efficace dei farmaci nell'evitare le morti per tumore. "Se le morti per tumore sono diminuite - ha detto - il merito va alla prevenzione, che ha avuto anche una grande importanza sull'incidenza e sulla curabilità ; per questo, ha concluso, "adesso vogliamo puntare a identificare i fattori protettivi contenuti negli alimenti che aiutano a combattere il cancro.(http://www.repubblica.it/

martedì 5 novembre 2013

La prostata

PROSTATA 2, IL CORPO CHE AUTOGUARISCE

Il problema è che molti malati, prima ancora di essere malati di qualcosa di specifico e di localizzato, che si chiami tumore alla prostata o tumore al colon o altro ancora, sono malati nel pensiero.

Credono di essere stati presi di mira dal demonio, da Belzebù, da Satana, o magari dalla pura casualità chiamata sfiga.
Pensano di essere dei malati inguaribili e di trovare sempre e comunque nella medicina il non-plus-ultra delle soluzioni ai loro problemi.

LA MALATTIA NON HA CAUSE E NON HA RESPONSABILI, PER CUI SI PROCEDE ALLA ELIMINAZIONE DEI SINTOMI

Il vizio di non attribuire la propria malattia a degli errori di percorso e di comportamento, a degli stravizi nel bere e nel mangiare, impedisce loro di capire che la patologia stessa è stoppabile, regredibile e remissibile con un drastico cambiamento alimentare.

I medici gli danno una mano in questo, concentrando tutte le attenzioni sulla comoda, conveniente e pratica eliminazione del sintomo.
E i pazienti si illudono così di aver risolto al meglio i propri drammi corporali.

NESSUNO CHE PENSI SERIAMENTE ALLE SUE CAPACITÀ AUTO-GUARITIVE

Nessuno che usi il cervello, il raziocinio, la riflessione.

Nessuno che la metta sul piano della legge naturale di causa ed effetto, che caratterizza ogni accadimento fisico-chimico-biologico e psicologico sulla faccia della Terra.

Nessuno che pensi per un attimo alle capacità innate di autoguarigione del corpo umano.

NESSUNO CHE CAPISCA E RISPETTI IL SUO SISTEMA IMMUNITARIO

Nessuno che rifletta sul fatto che il proprio corpo non va mai contro se stesso, a condizione di mettere il proprio sistema immunitario in grado di funzionare.

Nessuno che capisca quanto danno si faccia al sistema immunitario con un intervento operatorio, che implicherà una serie di interventi farmacologici prima, durante e dopo l’operazione.

Basterebbe che la gente imparasse a pensare e a riflettere con la propria testa, senza farsi influenzare da chi ha interesse a influenzarla secondo determinati schemi, e sarebbe la sua salvezza.

IL NEMICO NUMERO UNO DELLA PROSTATA RIMANE LA STITICHEZZA

La stitichezza è la causa primaria della prostatite.

Chiunque voglia evitare problemi alla prostata deve fare delle precise scelte alimentari, evitando di cadere nella trappola infida delle carni e dei formaggi, dei cibi cotti e concentrati, del sale, dello zucchero, del caffè, dell’alcol e del fumo.

La prostata è quella formazione ghiandolare spugnosa che circonda il collo della vescica.
Nello stato di infiammazione si congestiona e si gonfia, aumentando di volume.

La prostatite si manifesta con uno spasmo accompagnato da necessità di orinare o defecare, senza però la minima possibilità di farlo effettivamente.

I FARMACI TRASFORMANO LA PROSTATITE DA ACUTA IN CRONICA

Trattata coi farmaci l’afflizione, da acuta diventa cronica, causando mali peggiori, tipo complicazioni alla vescica e ai reni, per la conseguente ritenzione sistematica dell’orina, fenomeno che può causare la morte del soggetto in qualsiasi momento.

Lavaggi, clisteri, sonde dilatatrici e altre cose del genere finiscono solo per aggravare il male, aumentando l’irritazione e provocando altri effetti perversi.

Alla fine di queste disavventura, la medicina propone l’intervento chirurgico.

I GRANDI SUCCESSI DI MANUEL LEZAETA NELLA CURA DELLE PROSTATITI

Manuel Lezaeta seguì personalmente molti casi di prostatite, trattati per anni dai medici senza alcun risultato, e risolti da lui in poche settimane mediante semplici cure naturali. Prescrivendo una dieta crudista fruttariana, più bagni freddi ai genitali e alle gambe e cataplasmi di fango durante la notte.

Carenza di ferro



FERRO 2 - CARENZE, FERRO DISTRUTTORI E ALLEATI

Prima di partire con l’elenco ripetiamo anche questa volta che il problema della carenza ferro non è solo una questione di cibo. L’attività fisica, il respiro lungo e rilassato, il pensiero positivo, il riposo, l’allegria, stare all’aria aperta, giocare e far l’amore migliorano enormemente la nostra capacità di assimilarlo.

DA COSA POSSONO DERIVARE LE CARENZE DEL FERRO

Manca acido cloridrico nello stomaco (situazione comune a tutti gli anziani, soprattutto se reduci da una vita di errori)

Presenza di malassorbimento intestinale e situazione di dissenteria cronica.

Alimentazione carnea che produce acidificazione del sangue e porta a gravissimi inconvenienti (osteoporosi, fermentazione proteica o putrefazione, leucocitosi, acidi urici, ecc).

Alimentazione lattea che intasa, acidifica e ossida per cui non dà calcio ma ruba quello buono del midollo (osteoporosi) e sparge in giro quello cattivo del latte vaccino (creando calcificazioni improprie, calcoli renali, ecc).

Uso di antiacidi per combattere l’acidificazione (causata dalle carni e dal latte).

Ferite, donazioni, emorragie.

Situazioni di intolleranza al glutine (condizione celiaca),
Situazioni di anemia perniciosa (squilibri del gruppo B e della B12).

QUALI SONO I FERRO-DISTRUTTORI, I PIRATI ANTI-FERRO DA CUI STARE RIGOROSAMENTE ALLA LARGA

- fumo

- aspirina

- caffè e the (il the abbassa del 75% l’assimilazione del ferro, il che vale più o meno per ogni tipo di the)

- vitamine sintetiche, specie A e D

- minerali inorganici (il ferro inorganico che produce carenza di ferro, è un classico)

- tranquillanti (analgesici, antidolorifici), farmaci in genere,
tonici.

- bevande gassate e dolcificate, persino l’acqua frizzante (serve evitare i carbonati)

- zucchero, dolci, dolciumi, gelati, caramelle, torte, dolcificanti.

- bistecche al sangue e ferro-eme (nel medioevo portavano gli anemici a succhiare il sangue dalle ferite degli animali in macellazione, dando loro grossi effetti sberla-vivacizzanti che portavano poi ad aggravamento anemia nel lungo periodo.
A certi sprovveduti medici di oggi è rimasto nel DNA e nei ricordi atavici quel tipo di interventi, e continuano a sostenere il ferro-eme delle bistecche al sangue contro il ferro non-eme dei vegetali, mentre il realtà il ferro non-eme è il massimo amico dell’anemico.)

- pesce, crostacei,

- cottura di tutti i cibi (la cottura scalza via e distrugge i micronutrienti, e nel caso dei minerali li trasforma da organici, cioè da preziose sostanze vive ed organicate dalla fotosintesi clorofilliana, in sostanze smorte e dure, inorganiche ed inassimilabili)

I GRANDI AMICI DEL FERRO

mandorle, noci, noccioline, pistacchi, pinoli, arachidi, semi (girasole, sesamo, papavero, zucca, lino),

cereali integrali tutti (a condizione che non siano troppo cotti e a condizione che siano sempre preceduti, da abbondanti verdure crude). Altamente raccomandabili l’avena, il miglio, il riso integrale nero,

spizzecul (termine friulano per il frutto rosso della rosa canina),
agrumi (specie le arance rosse di Sicilia),

more di gelso (specie le nere), more di rovo, lamponi, fragole, mirtilli, fichi, kiwi, ananas,

ciliegie, uva (specie la nera), uvetta secca, prugne secche,
carota, topinambur, patate, patte dolci, zucche, rape e ravanelli,
cavoli e verze, cime di rapa, carciofi, finocchi

crescione d’acqua e di terra, rucola, radicchi e lattughe, tarassaco, verdure di bosco, sedano e prezzemolo, funghi e tartufi, germogli selvatici e coltivati in proprio (alfa-alfa, ecc),

glutatione (composto organico antiossidante la cui carenza provoca invecchiamento globuli rossi): esso aumenta del 50% quando c’è abbondanza di vitamina C rigorosamente naturale (arance, kiwi, ecc),

alghe marine crude o seccate,

datteri, cachi freschi e secchi, castagne,

angurie e meloni.

LE RACCOMANDAZIONI PIU' IMPORTANTI

Rincorrere una singola vitamina, un singolo minerale, un singolo ormone, è sempre sbagliato.

Imbottirsi di sostanze contenenti ferro non è la formula risolvente.

L’unica cosa da rincorrere è l’equilibrio e la salute, e non le singole carenze.

Rincorrendo il tutto, l’omeostasi, il benessere globale, ritroviamo anche la sostanza che ci manca, perché siamo dotati di infallibili meccanismi naturali di riequilibrio, a patto di metterli in grado di operare al meglio.

Dalla tesina di Valdo Vaccaro: RINCORRERE LA SALUTE, L’EQUILIBRIO, L’ASSIMILABILITA’
go vegan 

Proteine vegetali

Poche e minime le proteine che ci servono

Prima cosa, siamo esseri fruttariani per 100 e passa motivi precisi ed inequivocabili. E quindi siamo disegnati per un apporto proteico minimo, che corrisponde poi a quello che sta contenuto nella frutta e nelle verdure crude, che oscilla sempre sul 4-5%. Il bello è che, anche quelle poche proteine richieste, non devono arrivare per forza dalle proteine. Perché carne non fa carne, latte non fa latte. Basta guardare dove la mucca cerca il latte, e dove il possente toro cerca lo sperma (nel verde ciuffo d’erba).

Controprove a tutto campo

La controprova arriva non solo dal fatto che ci manca nello stomaco l’acido cloridrico concentrato per disgregare il guscio proteico e trasformare le proteine in assimilabili aminoacidi (gli animali onnivori hanno 10 volte più acido cloridrico di noi).
La controprova arriva non solo dal fatto che abbiamo un lungo, spugnoso e complesso intestino, inadatto alle proteine e ideale per i carboidrati vivi, per i fitonutrienti e per le cellulosa delle verdure.
La controprova arriva anche dallo stesso latte di donna, trasparente e leggero, basso-lipidico e basso-proteico, avente formula quasi identica al succo d’uva e al succo di frutta in genere.

Perdita proteica giornaliera non superiore ai 25 grammi

Seconda cosa, una persona che si alimenta correttamente possiede un attivo riciclaggio in zona colon dove, nel suo caso, le operazioni di ricambio e di riciclaggio si sveltiscono grazie ai tanti batteri aerobici e ai pochi batteri anaerobici (colibatteri), per cui, nei materiali fecali in uscita, si perdono in media 25 grammi di proteine al giorno.

Oltre i 30-35 grammi si va in zona acidificazione

Terza cosa, si è appreso che dai 30-35 grammi di proteine in avanti, si entra nel territorio insidioso e proibito dell’acidificazione del sangue. L’acidificazione, nota bene, è il peggiore insulto che l’uomo possa fare contro se stesso, al pari della leucocitosi.

La quota ideale di apporto proteico rimane quella in auge nella ANHS da oltre 100 anni

Quarta cosa, una qualsiasi dieta vegana, anche casuale e disordinata, o volutamente precaria, ma saziante, soddisfa in pieno il fabbisogno proteico che l’igienismo dichiara da sempre tra gli 11 e i 25 grammi al giorno (11 per l’infante in crescita, 25 per l’adulto in mantenimento).
Tanto per capirci, persino una dieta a base di pesche, anguria e radicchio, più alcune mandorle, coprirebbe ampiamente il fabbisogno richiesto.

Impossibilità di disegnare persino a tavolino una dieta carente in proteine.
Questo dimostra l’infinita malafede della FDA, della NDC e della OMS.

Quinta cosa, la carenza proteica è praticamente impossibile da raggiungere in qualsiasi dieta saziante vegana, vegetariana, onnivora o carnivora. Hanno provato a crearla a tavolino con 100 e più combinazioni minime diverse, senza mai riuscirci.
Basta soddisfare i morsi della fame e, con qualsiasi tipo di dieta, la carenza proteica non subentra, mentre il rischio esiste sempre per le carenze vitaminiche, minerali, enzimatiche ed ormonali.
La carenza proteica si può verificare solo in concomitanza con una grave carenza calorica.
La mediocrità e l’incompetena del nutrizionismo medico mondiale

Sesta e ultima cosa, le tabelle buffonesche e le piramidi alimentari demenziali della FDA, adottate con allegra e irresponsabile disinvoltura dal mondo colonizzato, dagli ospedali colonizzati, dalle Usl colonizzate, dalle scuole colonizzate e dai ministeri colonizzati, sono prova storica e concreta dell’ignoranza e dell’incompetenza della nutrizione mondiale.
- Valdo Vaccaro -
Foonte: http://valdovaccaro.blogspot.it/

lunedì 4 novembre 2013

La carne è cancerogena

Molti mi chiedono il motivo per cui le popolazioni non sono informate su questo, perchè i medici non ne parlino e perchè l’opinione comune è di tutt’altra realtà.
La base è che viene fatta un informazione errata, dalle università alle riviste medico scientifiche.
I professori nelle università insegnano cose errate sull’argomento alimentazione, gli studenti a loro volta insegneranno non in maniera corretta i loro futuri alunni o pazienti e così via.
Le riviste medico scientifiche piu accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali.
Molti medici e ricercatori, sulla base anche di numerose ricerche, per la maggior parte “insabbiate”, sono coscienti degli effetti dannosi del consumo di carne, ma hanno le mani legate.
Io,che sono uno scienziato di fama internazionale, posso prendermi il lusso di fare queste affermazioni, se lo facessero loro, probabilmente non lavorerebbero piu.
L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altra e queste due entità insieme, generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme…potete quindi ben capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione.
Se tenete conto che ogni malato di cancro negli stati uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi tentare di curarvi”        fontehttp://www.ilgiornaledilisa.it

CAMBIA LA TUA VITA

Cambia la tua dieta e riduci drasticamente il rischio di cancro, diabete, malattie cardiache e obesità

The China Study è una fonte inesauribile di informazioni sulla salute: Informazioni oggettive, scientifiche e soprattutto indipendenti di gran valore, di massima utilità e di applicazione efficace. In The China Study sono analizzate diverse tipologie di cancro, malattie che riguardano le ossa, i reni, il cervello, l'obesità, per citarne alcune. Tutte le analisi sono corredate da grafici, tabelle e diagrammi per comprenderle al meglio. Viene analizzata anche l'incidenza dell'alimentazione nella formazione di patologie degenerative (tumori, diabete, malattie cardiovascolari ecc.) e in particolare delle proteine di origine animale.

Basandosi sui risultati di un progetto svolto dall'autore nella Cina rurale, ma andando ben oltre queste constatazioni, The China Study spiega nel dettaglio la correlazione tra alimentazione e malattie. The China Study denuncia anche la disinformazione alimentare prodotta da potenti lobby, enti governativi e scienziati. Si tratta dello studio più completo e affidabile sul rapporto tra la dieta e il rischio di sviluppare malattie.http://www.macrolibrarsi.it/libri/__the-china-study-libro.php?pn=3930

Gli autori di The China Study (Lo Studio Cina in italiano) denunciano le relazioni tra le case farmaceutiche e la salute e i meccanismi attraverso cui queste riescono ad influenzare la nostra percezione e cura delle patologie.

Questo studio è potenzialmente in grado di salvare milioni di vite umane.